SEO e GEO: farsi trovare da Google e dalle risposte AI
Non basta più posizionarsi su Google. Oggi conta anche essere citati dagli assistenti AI. Ecco cosa cambia.
Due modi di essere trovati, oggi
Per anni farsi trovare online ha significato una cosa sola: comparire tra i primi risultati di Google. Oggi le persone chiedono anche agli assistenti AI — Claude, ChatGPT, le risposte generate direttamente nei motori di ricerca — e quelle risposte pescano da fonti che questi sistemi considerano affidabili e ben strutturate.
Non sono due mondi separati da presidiare con strategie diverse: sono due modi di leggere lo stesso contenuto. Chi scrive bene per l’uno, nella maggior parte dei casi funziona anche per l’altro.
Cos’è la GEO e perché non sostituisce la SEO
La GEO (Generative Engine Optimization) è l’attività di rendere i tuoi contenuti comprensibili e citabili dai sistemi AI generativi. Non sostituisce la SEO classica: la estende, richiedendo la stessa cura sui fondamentali — struttura, chiarezza, autorevolezza — più un’attenzione in più a come un sistema AI “legge” e riassume il contenuto.
In pratica, un contenuto ben scritto per Google (risposte dirette, struttura chiara in H2/H3, fonti verificabili) è quasi sempre anche un buon contenuto da citare per un assistente AI.
Cosa cercano davvero Google e gli assistenti AI
Contenuti che rispondono a domande reali, non che girano intorno all’argomento per allungare il testo. Una domanda posta chiaramente, seguita da una risposta diretta nei primi righi del paragrafo, funziona meglio di un’introduzione lunga prima di arrivare al punto.
Informazioni verificabili: numeri, esempi concreti, dichiarazioni oneste su cosa è dimostrato e cosa è stimato. Testi vaghi o pieni di affermazioni non verificabili non vengono premiati né da Google né dall’AI.
Errori comuni che affossano entrambi
Keyword ripetute in modo innaturale: né Google né un modello linguistico ne hanno più bisogno per capire di cosa parla una pagina.
Contenuto generico, uguale a decine di altri articoli sullo stesso argomento: non c’è motivo per essere scelto, né come risultato di ricerca né come fonte citata da un’AI.
Nessuna struttura: un unico blocco di testo senza titoli intermedi è difficile da scansionare sia per un lettore che per un motore di ricerca.
Ti riconosci in quello che hai appena letto?
Ne parliamo in una call gratuita di 30 minuti: capiamo insieme se e come ha senso applicarlo al tuo caso.
Prenota una call →Cosa significa in pratica per una PMI agroalimentare
Scrivere contenuti specifici del proprio settore — non “come vendere online” in generale, ma “come vendere vino online”, “come far crescere le prenotazioni di un agriturismo” — batte quasi sempre un contenuto più generico, perché risponde a una domanda precisa con autorità reale.
Anche la trasparenza aiuta: su questo stesso sito, i case study nel portfolio sono dichiarati esplicitamente come esempi illustrativi (concept), non clienti reali. Una fonte che dichiara chiaramente cosa è verificato e cosa no è, paradossalmente, più citabile di una che millanta risultati senza contesto.
Da dove iniziare
Parti da poche keyword a bassa concorrenza ma alto intento — quelle che usa davvero chi sta per prendere una decisione, non i termini più generici e affollati.
Scrivi in modo chiaro e struttura ogni articolo con titoli intermedi che rispondono a una domanda specifica. Il messaggio per una PMI è semplice: scrivere bene e in modo utile è un investimento di marketing, non un dettaglio. Chi spiega meglio, viene trovato di più — da Google e da chi chiede a un’AI.
APPROFONDISCI SUL SITO